La sicurezza è la solidarietà!

Da più di due anni, l’assemblea No Cpr-no frontiere si muove sul territorio per combattere concretamente il razzismo e solidarizzare attivamente con chi ne è colpito, nella tensione verso un mondo senza discriminazioni in cui tutte e tutti siano libere di muoversi. La nostra relazione con Linea d’Ombra e l’attività di aiuto in stazione, ancor prima che si creasse formalmente l’associazione di volontariato, è sempre stata stretta, di sinergico supporto e scambio. Dare una mano fraternamente attraverso la cura e l’ascolto a chi arriva stremato da settimane di fughe, molto spesso per ripartire verso altri Paesi, solidarizzare con le persone assicurandosi che le città ed i sentieri che attraversiamo non siano ostili a chi si trova in uno stato di vulnerabilità, lottare concretamente contro i campi di internamento per persone senza documenti (CPR) e diffondere le voci invisibili dei reclusi e dei sopravvissuti alle violenze delle polizie d’Europa sono tutte pratiche di sorellanza strettamente legate tra loro.

Sabato 24 ottobre, Linea d’Ombra e il gruppo di mediche/infermiere/attiviste La strada Si.Cura, che da mesi scendono regolarmente in piazza, saranno sotto attacco. La pagina facebook fascista Son Giusto ha chiamato una manifestazione alla stessa ora e nello stesso luogo dove ogni sera scendiamo in piazza, in solidarietà con chi è appena arrivato dalla Rotta balcanica, cioè persone debilitate e spesso giovanissime. Alla manifestazione hanno garantito la loro presenza i militanti di Veneto Fronte Skinhead, Avanguardia Nazionale e il gruppo Unione e Difesa. Come scrivono Linea d’Ombra e La strada si.cura, “La volontà di “Son Giusto Trieste” di appropriarsi della Piazza apre a possibili scenari violenti dei quali saranno ritenuti responsabili coloro che dovessero permettere che tale palese provocazione si realizzi.

Di fronte a questa minaccia fascista concreta, che si somma al controllo poliziesco costante, ci dichiariamo solidali con le persone che attraversano le frontiere balcaniche, fino a Trieste e oltre, e con chiunque combatta la violenza delle frontiere, delle polizie e degli Stati, attraverso la cura, come fanno le attiviste e gli attivisti di piazza Libertà, e con ogni altro mezzo.

Qui il comunicato di LDO e LaStradaSi.Cura https://www.lineadombra.org/2020/10/22/comunicato-inaccettabile-son-giusto/

CONTINUANO ANGHERIE E DEPORTAZIONI

Dal CPR di Gradisca si continua a deportare: sappiamo per esempio che è stata deportata una persona tunisina, arrivata dal Mediterraneo a inizio giugno e che da allora non ha fatto altro che richiedere asilo, non sappiamo se gli è mai stata data la possibilità di farlo anche in modo ufficiale. Qualche giorno fa abbiamo raccontato che lo Stato italiano sta rimpatriando persone arrivate da poco attraverso la Rotta del Mediterraneo centrale, facendole passare coattamente dal CPR di Gradisca.

Tra inizio agosto e metà settembre la ministra dell’Interno Lamorgese si è recata personalmente in Tunisia e Algeria per intensificare, tramite accordi, i rimpatri di coloro che quei posti decidono di lasciarli assumendosi il rischio di un viaggio spesso letale. Dal dieci agosto, sono stati riattivati i voli di rimpatrio verso la Tunisia: dall’Italia alla Tunisia partono due voli charter di rimpatrio a settimana.

I rimpatri verso la Tunisia e l’Algeria sono effettivamente intensi dal CPR di Gradisca. Nel 2018, l’ex governatrice del Friuli-Venezia Giulia Serracchiani (PD) chiedeva all’allora ministro dell’Interno Salvini dove fossero i rimpatri di massa. Secondo quella logica, il Partito Democratico di Marco Minniti aveva una maggiore capacità di gestire i flussi migratori: cioè di rinchiudere e respingere le persone senza documenti regolari. La politica estera di Lamorgese, allo stesso modo, vanta un certo successo nel sottoscrivere accordi per i rimpatri di massa, una delle azioni più razziste e disumane promosse dallo Stato Italiano.

Nel frattempo, la cooperativa EDECO, che gestisce il CPR, sembra abbia iniziato a fare nuove angherie. Ora, ci raccontano da dentro, le persone che entrano non possono più avere una sim card con la quale comunicare con l’esterno. La settimana scorsa, ci dicono, almeno un coordinatore degli operatori della cooperativa ha intralciato la consegna dei pacchi ai reclusi. In generale, pacchi che contengono cibo, vestiti o altro possono essere inviati ai reclusi da famiglie, persone amiche o solidali; tuttavia, a quanto pare, la cooperativa EDECO si è rifiutata di consegnare dei pacchi, adducendo come scusa la necessità di un controllo preventivo da parte della Prefettura di Gorizia. In realtà, pare che questa norma non esista: non è chiaro se la cooperativa abbia ostacolato deliberatamente una delle pochissime possibilità di contatto con l’esterno per i reclusi. A quanto ci raccontano, da quando ha iniziato a gestire il CPR, EDECO si è contraddistinta per le sue prassi degradanti e violente: per esempio, nel CPR di Gradisca non è mai stata aperta la mensa, privando le persone di uno spazio di comunità e costringendole chiuse in gabbia tutto il giorno.

Un dispositivo come il CPR e una macchina organizzativa come quella delle deportazioni possono essere gestiti bene o gestiti male, in termini di efficienza: spesso, chi sa gestirli “meglio” è chi causa il maggior numero di reclusioni e deportazioni. Contro la retorica della gestione efficiente dei flussi migratori e contro l’umanizzazione dei campi di internamento, continuiamo a volere la distruzione dei lager e dei confini.

CPR DI GRADISCA: L’ITALIA DEPORTA PERSONE ARRIVATE IN BARCA A LAMPEDUSA DA GRADISCA + MANCATO SOCCORSO + MINACCIA DI TRASFERIMENTO A PONTE GALERIA

Alcuni detenuti ci raccontano di essere arrivati il 9 giugno a Lampedusa con 3 gommoni da 20 persone ciascuno. Ci raccontano che era la prima volta che arrivavano in Italia, e che, nonostante le loro richieste d’asilo politico, sono stati rimbalzati tra Taranto, Bari e Roma per poi essere spediti, in almeno 16, al CPR di Gradisca. Ci raccontano che dal loro arrivo al CPR di Gradisca non gli è mai stato assegnato un avvocato d’ufficio, nonostante le loro richieste, e quindi non gli è stata data la possibilità di richiedere asilo politico.

Ci comunicano che in queste ultime settimane ogni lunedì nel CPR di Gradisca avviene un ricambio di circa 20 persone, tra chi viene trasferito e chi viene deportato. Ci ripetono che trasferiscono le persone alle 5 di mattina ammanettandole e che non sanno dove le trasportino.

Ci raccontano che da quando hanno iniziato i trasferimenti a Ponte Galeria (di cui avevamo parlato qui) il clima è peggiorato: chiunque protesta viene portato via e, ci raccontano, in assenza di proteste i soprusi sono maggiori, ci dicono di essere trattati “come cani”.

La settimana scorsa, una di queste persone arrivate in barca dalla Tunisia ha iniziato una protesta poiché, ci dicono, non gli venivano dati i medicinali: ha ingoiato delle lamette e chiamato soccorso. Il video che alleghiamo rappresenta degli attimi un po’ dopo quest’avvenimento. Si vede del personale del CPR che alza per le braccia il ragazzo, trascinandolo a peso morto come un sacco per circa un metro. In seguito però si fermano, forse per gli sguardi indiscreti dei video, ed inizia un bisticcio tra i due membri del personale, in giacca rossa, su quale sia la procedura per alzare un corpo. I toni della discussione si alzano (“Non è questa la tecnica!”, “Servono due operatori!”, “vedere se risponde agli stimoli!” si sente) e il battibecco si conclude con l’allontanamento dei due membri del personale, lasciando quindi il ragazzo per terra, come se non si trattasse di un corpo umano in evidente difficoltà.

Altri detenuti ci tengono a riferire che, secondo loro, il personale medico del CPR, intervenuto in seguito, puzzava di alcool e che il giovane è stato inizialmente solo riportato in cella senza ricevere ulteriori aiuti.

Ad oggi, questa persona continua ad accusare malori e chiede aiuto all’esterno, dice che non lo aiutano e che lì è “proprio un inferno“.

Esistono almeno due tipi di deportazioni forzate in Italia: quelle di coloro che hanno una vita costruita qui e che perdono il permesso di soggiorno (i rimpatri) ed i respingimenti “a caldo”, non appena le persone, stremate da un viaggio atroce, spesso durato anni, mettono piede in Italia. Se i rimpatri sono orridi strumenti di ricatto legali dal ‘98 (Turco-Napolitano) i respingimenti continuano ad essere illegali se una persona richiede asilo politico. Tuttavia, sulla rotta Balcanica, da diversi mesi, l’Italia si è inserita nei respingimenti a caldo oltre le frontiere Europee di persone richiedenti asilo: da Trieste le persone vengono caricate su dei furgoni o pullman e spedite in uno snodo in Slovenia dove vengono trasbordate per poi essere respinte fino alla Bosnia e alla Serbia (quelle che qui chiamano, tentando di darvi parvenza normale, “riammissioni” in Slovenia). Ora anche i respingimenti a caldo che interessano la rotta del Mediterraneo centrale passano per questa regione !

Lo Stato che vuole il CPR, la cooperativa EDECO che lo gestisce, chi ci guadagna uno stipendio, chi ci guadagna un appalto sono tutti complici di quest’atrocità. Non essere complici significa reagire e non soccombere all’indifferenza:

NEL 2020 A GRADISCA C’ERA UN LAGER PER “PERSONE STRANIERE”, E TUTTI SAPEVANO.

INTERVISTA AD HOSSIN, FRATELLO GEMELLO DI HASSAN

Condividiamo un’intervista che abbiamo fatto al fratello gemello di Hassan, il ragazzo che la mattina del 14 luglio 2020 è stato trasportato in fin di vita dal CPR di Gradisca all’ospedale di Gorizia, mentre il suo compagno di cella, Orgest Turia, moriva.

Le versioni ufficiali hanno parlato inizialmente di rissa ed omicidio, una volta appurato che si trattava di overdose da psicofarmaci, hanno cominciato una narrazione atta a creare un immaginario di detenuti tossici, criminali e spacciatori.

Invece, i CPR sono lager dove lo Stato rinchiude persone, che hanno affetti, vita e sogni in Italia, per non avere un documento in regola. Anche se non è un mistero che nei CPR vengano dati psicofarmaci a molti detenuti, che decidono di prenderli spesso per sopravvivere all’orrore, e che vengano somministrati tranquillanti per sedare gli animi più irrequieti, Hassan non assumeva né metadone né eroina e chiunque muoia di CPR, è un morto di Stato.

Invitiamo all’ascolto completo e alla diffusione.

CHE I MURI DEI LAGER POSSANO CADERE!

AGGIORNAMENTO 2

Da dentro ci raccontano che sabato 15 e domenica 16, i due giorni in seguito agli episodi della notte del 14 agosto, le forze dell’ordine sono scomparse dalla vista dei detenuti dei CPR. Si chiedevano se gli avessero cambiato postazione, invece lunedì 17 sono tornate dove erano sempre. Immaginiamo quindi che sia stata fatta una scelta strategica in vista delle possibili visite esterne “a sorpresa” dei parlamentari, così che potessero trovarsi una situazione meno orrida di quella che c’è di solito. Ribadiamo che i detenuti raccontano che gli episodi avvenuti venerdì 14 sono ordinari nel CPR.

AGGIORNAMENTI

Ci dicono che sabato 15 mattina, verso le 4:00, sono stati rimpatriati a sorpresa diversi detenuti di origini tunisine del CRP di Gradisca, ritenuti parte della rivolta terminata poche ore prima e almeno uno di loro con la scusa di essere portato in prigione. Altri tre sono stati effettivamente portati in prigione. Nessuno ha più notizie di tutti loro da quella sera, ci dicono che i cellulari delle persone rimpatriate sono ad oggi irraggiungibili e non si ha alcuna notizia di loro.

PESTAGGI E FERITI NEL CPR DI GRADISCA – notte 14/08

Questa sera alcuni detenuti raccontano che ci sono stati degli incendi a seguito del pestaggio di alcuni altri detenuti nella zona rossa. Il fuoco, nel CPR di Gradisca, ci raccontano che c’è ogni sera! Ogni sera, a seguito di una giornata di pesanti soprusi, nel CPR di Gradisca avvengono piccole rivolte. Ma oggi la repressione sembra essere stata più violenta ed i fuochi un po’ più grandi: nel video che alleghiamo si vede un ragazzo che uscendo un po’ dalla cella viene preso di mira da due forze dell’ordine una in seguito all’altra, una volta rientrato in cella ci rimane insanguinato e richiedendo il suo zainetto. Condividiamo anche le foto di un altro detenuto a terra con la bava alla bocca. Per tutelare la sua identità non metteremo i video da cui sono stati estratte queste immagini, ma questa persona sembra avere urgente bisogno d’aiuto. Non sappiamo né come stia ora né dove sia! Chiunque possa faccia qualcosa!

Sappiamo che è possibile che abbiano ritirato i cellulari ad alcuni detenuti. Alle 2 la situazione sembrava essere più calma ma fino a dopo la mezzanotte non sembrava essere finita. Stavano venendo tagliate delle inferriate con una flex e pompieri e f.d.o. sono entrate in alcune stanze. I media locali, per l’ennesima volta, hanno prontamente diffuso una narrazione della vicenda parziale che, in questo caso, vedeva come vittima un carabiniere e come carnefici i detenuti.

Senza il coraggio dei detenuti che, rischiando la loro incolumità, diffondono le notizie con l’esterno, non sapremmo mai le atrocità quotidiane del lager, e la storia dei CPR la scriverebbero solo le loro guardie.

I CPR sono luoghi di morte e oppressione anche quando non ci muore nessuno, ma a Gradisca sono già morte due persone. Oggi è passato un mese dalla morte di Orgest Turia. La violenza nei CPR è costante, ad un trattenimento ingiusto e al terrore di essere deportati, si aggiungono costanti soprusi (secondo quanto ci raccontano nel CPR di Gradisca il cibo viene passato sotto le sbarre, le persone sono costrette tutto il giorno in gabbie, non vengono forniti cambi vestiti o lenzuola, l’attenzione medica è scadente e difficilmente accessibile, il cibo causa problemi intestinali e molto altro).

Negli ultimi giorni sembra siano state trasportate nel CPR, direttamente da Lampedusa, diverse persone appena arrivate.

I CPR sono dei lager letali. Che i muri dei cpr possano cadere e tutti i detenuti siano liberati!

AGGIORNAMENTO 15/08 MATTINA: Verso le 4 di notte sembra siano entrati in CPR ad arrestare almeno un detenuto tra i testimoni dei pestaggi avvenuti ieri notte in un’area dell’ala rossa. La situazione ci sembra strana: La maggior parte dei detenuti sostiene che la rivolta di ieri fosse come quelle che accadono molto spesso.

(Attenzione : video ed immagini con contenuti forti)

 

 

Vittima della violenza dei carabinieri di Piacenza internato in CPR

Quella che segue è la storia di H. rinchiuso nel CPR di Gradisca dal 12 luglio. Una storia  emblematica di come il sistema del rimpatrio e della detenzione amministrativa in Italia sia in realtà un tritacarne di vite umane. Questa storia però ha qualcosa di diverso dalle altre, perché si intreccia con l’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Come riportato in numerosi articoli di stampa facilmente reperibili online, H. viene fermato nell’ottobre 2017 in un parco della sua città assieme alla sua ragazza, e viene portato nella caserma dei carabinieri. La città è Piacenza, la caserma quella di Levante, salita agli onori delle cronache perché lì dentro i carabinieri tenevano le fila del traffico di droga della città, torturavano e arrestavano illegalmente.  

Secondo quegli articoli, H. viene arrestato dai carabinieri, che lo riempiono di botte (e ora per questo sono indagati) e gli mettono dell’hashish in tasca, accusandolo di spaccio. I carabinieri di Piacenza possono così vantare l’arresto di uno spacciatore, e H. a causa di quei fatti finisce in carcere per quattro mesi. 

Poco dopo essere scarcerato, il 12 luglio scorso, viene portato nel CPR di Gradisca. Viene tenuto in isolamento per settimane in una cella senza nemmeno un materasso su cui dormire. Si ritrova con una grossa cisti in testa, vorrebbe essere visitato da un medico, ma le sue richieste rimangono inascoltate. Minaccia di tagliarsi la cisti con un rasoio: “almeno così mi porteranno in ospedale”, dice.

Il 4 agosto H. viene portato dal Giudice di Pace che deve convalidare il rinnovo del trattenimento nel CPR emesso dal Questore di Gorizia. È fiducioso, nel frattempo la verità è venuta a galla e se ne parla su tutti i media. Ma il buon senso, la ragione e la giustizia non abitano in quel tribunale. Da quando il CPR di Gradisca è stato aperto gli avvocati degli internati ci hanno segnalato numerosi casi di persone che avrebbero potuto o dovuto essere liberate, ma sono state costrette a rimanere rinchiuse, perché il giudice La Licata convalida quasi sempre i trattenimenti. Per H. sentenzia 45 giorni di trattenimento.

Lui non si capacita della cosa, durante la notte sale sul tetto di una struttura dentro il CPR, circondato da decine di agenti che lo inseguono. Poi scivola, cade giù, si frattura una mano. Passa molte ore a urlare dal dolore, ma non viene portato in Pronto soccorso, e la sua avvocata è costretta a telefonare e insistere perché venga visitato in ospedale.  

H. nel CPR non dovrebbe starci, così come non dovrebbero starci tutti gli altri reclusi; lui, in più, è parte lesa e dovrà testimoniare al processo di Piacenza.

Purtroppo tutto questo avviene quando i fatti di quella caserma dei carabinieri sembrano già dimenticati, mentre manipoli fascisti irrompono in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il quale asseconda le loro richieste azzerando i fondi destinati all’integrazione delle persone straniere, e sui social si invocano i forni crematori per le persone che precise scelte politiche assembrano a centinaia dentro caserme dismesse, per poi denunciare a gran voce il pericolo dello straniero untore.

Noi però non dimentichiamo, la storia di H. è scritta nero su bianco, nessuno potrà dire di non sapere. Se H. verrà deportato contro la sua volontà nel suo Paese d’origine, se gli succederà qualcosa dentro al CPR, se non verrà liberato, ci ricorderemo che lui era testimone e parte lesa in un processo che ha tra gli imputati dei cosiddetti servitori dello Stato.

La storia di S.W., che è stato rimpatriato oggi da Gradisca

Pubblichiamo la testimonianza di S.W., un ex recluso. Nella prima parte, viene raccontato un tentato pestaggio poliziesco nel CPR di Gradisca, che ben testimonia quale sia l’atteggiamento intimidatorio – quando non espressamente violento – della polizia all’interno del centro. Quando uno degli internati del CPR si è autolesionato, tagliandosi con una lametta, gambe, torace e collo per protestare contro lo stato di detenzione in cui vive. Venti uomini delle f.d.o. interne al CPR si sono presentati in assetto antisommossa pronti a picchiare la persona in questione per riportarla all’ordine. Nella seconda parte, S.W. racconta la storia della sua vita, mostrando come uno Stato strutturalmente razzista possa cominciare a distruggere la vita delle persone ben prima di chiuderle in un CPR.

Sono arrivati in venti in assetto antisommossa, in schiere da cinque, come se volessero assaltare una città. Quando volevano picchiare [un recluso] in venti persone, io ho tirato fuori il cellulare e cominciato fare video. Uno di loro, che era il capo, mi ha detto: ti porto in carcere se fai il video. Io ho risposto che non ho paura di carcere e io denuncio a voi.

Loro dopo sono andati via perché c’erano tutti. E sono arrivato dopo nella mia stanza con ragazzi di esercito e mi uno ha detto che avevo violato leggi perché avevo fatto un video a loro. Io ho detto di provarlo in tribunale e che però io cellulare non glielo davo. […]
Ha detto che mi denunciava, e ho risposto: fai pure denuncia, ci vediamo in tribunale. Lui se n’è andato.

Io ormai ho capito come funziona in Italia. Io non ho fatto rapine o spacciato droga. Non ho rubato. Tutte le denunce che ho sono violenza, resistenza, minaccia etc etc di carabinieri della mia città ***.

Anche loro hanno scritto tutto quello che vogliano. Mi hanno picchiato tre volte quando ero ubriaco e chiedevo loro di mandarmi in Pakistan o darmi indietro passaporto. Hanno ragione loro sempre. Ti giuro che non ti ho detto niente di falso. Avevo costruito in anni mia vita ed è stata rovinata da una denuncia dei carabinieri, sempre gli stessi di *nome città*, dove abitavo da 15 anni.

E anche qui in CPR ci riempiono di denunce. Peggiorano la situazione di ogni persona così. Il giudice qui in Italia non hanno mai fatto qualcosa contro la polizia. Io avevo certificazione in carcere perché mi avevano picchiato in caserma con calci pugni in venti. […]

E ancora sono qui. Non mi hanno confermato ancora che mi rimandano in Pakistan. Se non vado, faccio un casino qui e vado in carcere. Almeno mi danno gli arresti domiciliari. Qui è un casino. Il carcere è meglio di qui, almeno lavori e passi il tempo.

Non posso andare senza passaporto. Sono tre anni che la Questura mi ha preso il mio passaporto con permesso di soggiorno per lungo periodo e carta di identità. […]

Avevo permesso di soggiorno francese anche, ma è scaduto perché avevo obbligo di firma da giudice di pace di *nome città* per espulsione nel 2017; non mi hanno mai fatto espulsione e nemmeno mi hanno dato il passaporto. Io dopo un anno di firma ho rifiutato di firmare a carabinieri di *nome città* ed è successo un casino con quei bastardi. Ho preso denuncia e condanna per 14 mesi per resistenza e violenza pubblico ufficiale. Mi hanno picchiato di brutto.

Ho fatto richiesta anche in TAR di *** per avere documenti, due volte. Mi hanno rifiutato perché la Questura dice che sono pericoloso. Io non ho rubato nulla, non ho fatto rapine, non ho spacciato. Ho solo denunce da parte dei carabinieri di *nome città*. Sempre con loro. Io sono stanco di queste cose di polizia, avvocato, giudice etc etc. Non ho armonia o tranquillità nella mia vita da quattro anni. Non posso sfidare lo Stato. Ero depresso in quel periodo e bevevo troppo e usavo sempre sonniferi per dormire. Quelle denunce hanno cambiato mia vita in peggio. Io ho sempre lavorato e non mi manca niente però non voglio più stare in un posto dove non hai una sicurezza di futuro.

Nel 2004 ero venuto in Italia e non avevo nessuna denuncia fino al 2016, ti giuro, neanche una multa. Avevo una ragazza italiana, una casa, un lavoro, tutto: invece di aiutarmi a risolvere i problemi con testa o portarmi da uno psicologo, mi hanno fatto denunce.

Si tratta di S.W., un giovane arrivato in Italia da minorenne più di 15 anni fa. Qui si è fermato a Reggio Emilia, dove ci racconta che ha lavorato per dieci anni in una stalla e per cinque come camionista. Nel 2017 la Questura gli ha fatto un decreto di espulsione, lui però dice che non aveva la consapevolezza di cosa stesse firmando. Da lì, non ha mai più avuto modo di regolarizzarsi, nonostante i soldi che ci racconta di aver investito in avvocati e ricorsi. Sembra sia entrato in CPR perché si è presentato nella stessa Questura chiedendo di essere rimpatriato, esausto dalla vita cui è stato costretto in Italia, pur non avendo alcun legame con il Paese d’origine che aveva lasciato da bambino. Invece di un rimpatrio assistito, è stato portato a Gradisca dove come gli altri ha rischiato la morte. Nel suo tempo dentro il CPR noi sappiamo solo che è stato molto gentile, che ha aiutato chiunque potesse stando attento alle necessità degli altri detenuti, che faceva sport per cercare di rimanere lucido e di stancare il suo corpo in modo da non trovarsi costretto ad accettare la terapia farmacologica per dormire. Dopo il presidio spontaneo di solidali nato davanti al CPR in seguito alla morte di Orgest Turia, S.W. diceva a chiunque fosse passato lì davanti:

“Grazie per vostro sostegno. Tutti ragazzi vi salutano e ringraziano. Anche se non cambia niente voi avete fatto la vostra parte. [Ci] Sono ancora persone come voi che credono in umanità. È già tanto per me. Questo ho imparato da voi. Persone diverse in nazionalità religione etc etc che credono che ognuno ha diritto di avere una seconda possibilità di vivere in società, dando il suo contributo. Grazie a tutti voi.”

Purtroppo anche S.W. ora non è più in Italia, lasciandoci sempre più sol* con italiani come quelli che oggi sono entrati in Consiglio regionale, come quelli che dal Consiglio regionale hanno invitato allo sterminio o come quelli che hanno dato ampia diffusione ai video di questi soggetti, ignorando invece quelli delle rivolte nel lager di Gradisca d’Isonzo.

Z., che non si alza dal letto da ottanta giorni

A Gradisca, un uomo sta a letto da ottanta giorni. Ci parlano di lui altri reclusi, ci dicono che sta costantemente disteso a letto, dorme moltissime ore, avvolto in una coperta marrone di lana, nonostante il caldo. Riusciamo a ricostruire che sta in quelle condizioni da circa ottanta giorni, sappiamo che, per quanto non si alzi quasi mai dal letto, non ha smesso di mangiare.

Sappiamo che riceve 20 gocce al giorno di Rivotril, altrimenti noto come clonazepam, una benzodiazepina usata per trattare l’epilessia. Lo stesso foglietto illustrativo specifica che l’uso di medicinali antiepilettici come il clonazepam aumenta il rischio di avere pensieri e/o comportamenti suicidari e l’uso di dosi elevate e/o per periodi prolungati può dare dipendenza fisica e psichica, soprattutto se chi lo assume in passato ha abusato di medicinali, droghe o alcol. Nel CPR, a moltissime persone viene somministrato il Rivotril, anche se si tratta di persone con altre dipendenze o che rischiano di subirne pesantemente gli effetti collaterali.

Ogni 15 giorni Z. riceve anche una puntura, non sappiamo per quale motivo e di che sostanza.

Un suo compagno di prigionia ci dice che, se non si fa qualcosa per toglierlo da quella situazione, Z. sarà il prossimo morto del CPR di Gradisca.

Nel frattempo, per le persone con problemi psicologici o psichiatrici dentro al CPR l’assistenza del SSN è stata limitata alla possibilità di un colloquio ogni quindici giorni, in via telematica. Un tipo di assistenza quindi praticamente inutile, a detta degli stessi operatori e operatrici del SSN, più somigliante a una presa in giro, per persone costrette in condizioni disumane, cui spesso vengono somministrati sedativi e medicinali vari in maniera coatta al fine di cercare di spegnere in loro ogni moto contro la loro condizione e i suoi ben chiari responsabili.

Per fortuna, questo giochetto non funziona quasi mai.