Venerdì 14 settembre 2018

#1. Ieri sono arrivato a Šid e ho immediatamente iniziato. Non sapevo dove fosse l’appartamento dei volontari e quindi mi sono fatto accompagnare, da un ragazzo afghano che ho incrociato in stazione, direttamente allo squat. Si tratta di un edificio a 2 piani abbandonato da lungo tempo. Molte pareti sono solo mucchi di calcinacci; porte e finestre o intonaco sono inesistenti. La calce grigia dei muri che resistono, qua e là ricoperta di scritte a pennello, è più o meno tutto quello che si vede. Solo dal pavimento, in cui alcune piccole zone del rivestimento superficiale ancora si intravedono, e dal poco che si può capire della planimetria, si può azzardare l’ipotesi che l’edificio fosse un tempo una scuola o un qualche tipo di di ufficio pubblico. Ieri, quando sono arrivato, ho conosciuto due volontari di No Name Kitchen nel mezzo del turno docce: da mezzogiorno alle cinque, si porta l’acqua allo squat, si aziona una pompa, si montano due tende per un minimo di privacy e così, all’interno di un locale esterno a cui manca la parete che dà sul giardino e dove l’acqua delle docce dei giorni precedenti (si fanno due turni a settimana) ristagna in una pozza maleodorante, le persone possono lavarsi. Nello squat, di questi tempi, vanno e vengono giornalmente 70-80-90-100 persone. Un po’ dipende dalla polizia di frontiera croata, un po’ da quello che succede a Belgrado e alla rotta bosniaca. Gli arrivi, come ho potuto notare qualche ora più tardi, sono costanti. Delle partenze sappiamo poco, oltre a qualcuno che promette “tonight i go to the Game” – che significa infilarsi sotto i camion più grandi per cercare di passare sotto il naso dei doganieri serbi e croati del posto di blocco. È anche difficile capire quando manca qualcuno. Ovviamente non facciamo appelli, e con 70+ persone diventa più facile rendersi conto delle facce nuove che non di quelle che mancano.

Venerdì 14 settembre 2018

L’ANTIRAZZISMO OGGI È LOTTA AI CPR!

Il 18 ottobre 1938, il governo fascista promulgava le leggi razziste. Nel 2018, i governi democratici ne hanno ereditato il mandato, segregando in centri di detenzione le persone senza documenti.

A Gradisca, vogliono iniziare i lavori per la trasformazione del CARA (ex-CIE) in CPR, Centro Permanente per il Rimpatrio.

I CPR – come già CIE e CPT – sono dei lager. Le persone vengono imprigionate per il solo fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Le condizioni di vita dentro i CPR sono pessime. Il loro mantenimento (costosissimo!) arricchisce cooperative e imprese speculatrici.

Formalmente, le persone vengono rinchiuse per essere rimpatriate. In realtà, la finalità dei CPR è rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità.

Secondo il decreto Minniti-Orlando, ci deve essere un CPR in ogni regione, ma in FVG, il presidente Fedriga vuole aprire un CPR in ogni provincia.

A Gradisca, il contratto con la cooperativa Minerva – nota per maltrattare le persone nel CARA – scade a fine 2018. In queste settimane sono iniziati trasferimenti di persone dal CARA di Gradisca e stanno per cominciare i lavori per  dibirlo a CPR. Il cantiere – che vale quasi 3 milioni di euro – è stato affidato al genio militare, saltando la gara d’appalto, come se si trattasse di un’emergenza.

Ci opponiamo e ci opporremo totalmente alla creazione e all’apertura di un CPR e sappiamo che unendoci, organizzandoci e coordinandoci tra tutte/i le antirazziste/i e le/i solidali della regione possiamo bloccarne l’apertura.

Assemblea NO CPR – no frontiere

Qui il link per scaricare la versione stampabile:  CPR leggi razziste

COS’È UN CPR E PERCHÉ CI OPPONIAMO

CHE COS’È UN CPR?

CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) è l’ultimo dei tanti nomi (CPTA, CPT, CIE) dati alle strutture detentive per migranti irregolari istituite nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano.

Il decreto Minniti-Orlando 13/2017 (poi Legge 46/2017) prevede l’apertura di un CPR per regione. In FVG, dovrebbe essere riaperta la struttura di Gradisca d’Isonzo, ex caserma convertita in CIE nel 2006 e chiusa nel 2013, grazie alle rivolte di chi vi era rinchiuso.

Ufficialmente, il CPR è un luogo di detenzione amministrativa in cui sono costrette in stato di reclusione persone non comunitarie che vengono ritrovate prive di documenti regolari di soggiorno oppure già destinatarie di un provvedimento di espulsione, in quanto prive di permesso di soggiorno, perché scaduto o perso. Spesso le persone diventano irregolari perché scade il visto turistico o di studio, perché perdendo il lavoro perdono anche il permesso di soggiorno o perché si sono viste rigettare la richiesta di asilo politico.

Il trattenimento può durare fino a 90 giorni, che diventano 120 giorni se la persona è già stata detenuta in carcere o 12 mesi nel caso la persona detenuta in CPR inoltri una domanda di asilo.

FUNZIONE UFFICIALE

In teoria, lo scopo dei CPR è trattenere una persona ai fini dell’esecuzione del provvedimento di espulsione, cioè del rimpatrio nel Paese d’origine. I centri dovrebbero quindi garantire l’effettiva espulsione di chi, secondo la legge, non ha diritto a stare in Italia. Di fatto, nel corso dei vent’anni di esistenza di queste strutture, il tasso di rimpatrio si è sempre attestato attorno al 50% dei/delle reclusi/e. Nel complesso, si parla di numeri che non hanno nessuna incidenza reale sul fenomeno del soggiorno irregolare in Italia. Tuttavia, rappresentano un considerevole business per le cooperative e aziende che speculano sulla loro esistenza.

Nonostante la loro inefficienza rispetto allo scopo che si prefiggono (il rimpatrio delle persone “irregolari”), la loro funzione rimane assolutamente inaccettabile per coloro che, dopo essersi giocate/i la vita per attraversare frontiere, si ritrovano rinchiuse/i e respinte/i. Ne sono prova i numerosi casi di scioperi della fame e autolesionismo – nei CPR ad oggi aperti – per evitare il momento del rimpatrio.

FUNZIONE EFFETTIVA

I CPR, come già i CIE e i CPT, servono per rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità, con un duplice risultato: da un lato impedire qualsiasi tipo di rivendicazione da parte di chi potrebbe potenzialmente essere rinchiusa/o; dall’altro, potenziare una segregazione razziale nelle leggi, con conseguenze sull’immaginario collettivo. I CPR si configurano infatti come un non-luogo dove alcune persone possono essere private della libertà senza che abbiano commesso alcun tipo di reato penale (contrariamente all’ordinamento costituzionale italiano) a causa principalmente del loro luogo di nascita. Sono dispositivi di controllo che instaurano una differenza tra cittadini/e dotati/e di diritti e garanzie, e non cittadini/e che di tali diritti e garanzie possono essere privati/e, potenziando e contribuendo a mantenere operativa tra gli esseri umani una gerarchia globale basata su razzializzazione, classe e passaporto, con le tragiche conseguenze a cui questo sta portando e ha già portato nella storia.

I CPR, ad oggi, sono innanzitutto un elemento di propaganda, un prodotto della logica che fa dell’immigrazione un problema di sicurezza e ordine pubblico. Servono a fare credere ai cittadini italiani che “abbiamo un problema e lo stiamo risolvendo”. Tutto ciò sulla pelle delle persone che ci finiscono dentro.

I CPR creano una zona grigia in cui trovano spazio arbitrarietà, abusi e violenze di tutti i tipi, come ampiamente testimoniato nel corso degli anni da chi ci è passato/a e da chi si è opposto/a alla loro esistenza.

LE CONDIZIONI DI ESISTENZA DEI CPR

In Italia oggi quasi non esistono canali d’ingresso legali e sicuri sul territorio da parte dei migranti. Ciò avviene per una precisa volontà politica trasversale, che da vent’anni definisce e affronta l’immigrazione come un problema da cui difendersi, negando la libertà di muoversi per cambiare le proprie condizioni di vita alle persone considerate indesiderabili.

Oggi la richiesta di asilo politico è praticamente l’unico modo per poter soggiornare legalmente sul territorio italiano, se si proviene dalla fascia non ricca di un Paese d’origine economicamente indesiderato. Non è possibile ottenere permessi per ricerca di lavoro, e anche i permessi per studio o ricongiungimento familiare vengono concessi col contagocce. Al tempo stesso, anche il diritto d’asilo subisce pesanti attacchi, sotto forma di respingimenti illegali alle frontiere.

Ma è proprio l’esistenza di confini chiusi che genera incessantemente i problemi che in teoria dice di prevenire: la mancanza di canali d’ingresso costringe le persone a migrare illegalmente.

Dovremmo chiederci in caso cosa sta portando molte persone a migrare e riconoscere e le enormi responsabilità delle potenze occidentali nelle politiche e condizioni di vita dei Paesi sfruttati economicamente ed energeticamente.

RIBELLIAMOCI AL RAZZISMO

È necessario uscire dalla logica razzista che tratta l’immigrazione come un’emergenza da risolvere e abbattere l’immaginario che ammette lo/la straniero/a solo in quanto profugo/a.

L’attuale sistema ha come principale risultato la costruzione di soggetti fragili, marginali, detentori di diritti precari e di serie B. A trarne vantaggio è prima di tutto chi sfrutta i lavoratori e le lavoratrici, che ha un’arma in più per imporre salari più bassi e condizioni di lavoro peggiori.

Per questi motivi ci opponiamo all’apertura del CPR a Gradisca d’Isonzo e pretendiamo l’abolizione definitiva delle strutture su tutto il territorio italiano, affermando l’urgenza di contrastare il discorso politico razzista e securitario di cui i CPR sono un esempio.

…ORA!

In FVG, il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di ben più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia.

Inoltre, sta contemporaneamente militarizzando sempre più il confine triestino, con la possibilità che la pratica dei push-backs (respingimenti immediati illegali oltre il confine europeo senza permettere la richiesta d’asilo) – già sistematica e violenta in Slovenia e Croazia – si estenda anche in Italia.

Il pacchetto sicurezza statale, in procinto di essere discusso a settembre 2018, prevede l’aumento del numero di CPR, della loro capienza, della durata massima della detenzione nonché l’aumento della lista dei reati che portano alla perdita del permesso di soggiorno e quindi al potenziale internamento.

L’apertura del CPR di Gradisca di Isonzo sembra quindi essere un primo passo di un progetto razzista più ampio a cui crediamo sia determinante porre resistenza al più presto, perchè non diventi operativo.

Per tutto ciò sentiamo la responsabilità urgente di unirci ed organizzarci in regione tra persone per mettere in atto una resistenza concreta al razzismo e a chi lo perpetua, in solidarietà con chi migra e chi ne sta già vivendo le conseguenze più aspre.

SOLIDARIETÀ SENZA FRONTIERE! NESSUN CPR APRIRÀ!

Qui il link per scaricare la versione stampabile: COS’È-il-CPR-04-09-2018

21/08 e 08/09 -ASSEMBLEA PUBBLICA e PRESIDIO CONTRO L’APERTURA DEL CPR

Il decreto Minniti-Orlando (https://bit.ly/2mbNZsQ) sulla protezione internazionale e l’immigrazione (2017) prevede, tra le altre cose, l’estensione della rete dei centri di detenzione di migranti “irregolari”. I Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) sostituiscono i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), aumentandone il numero: l’obiettivo della legge è la creazione di 20 CPR (uno per regione), per un totale di 1.600 posti.
I CPR – come già i CIE e i CPT – sottopongono a regime di privazione della libertà per il solo fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Chi viene rinchiuso nei CPR si trova in uno stato di detenzione, privata/o della libertà personale e sottoposta/o ad un regime di coercizione, subendo giornalmente vari tipi di soprusi da parte dei dipendenti delle cooperative e delle imprese che gestiscono e speculano sui CPR.
La finalità della reclusione nei CPR è formalmente il rimpatrio, opzione inaccettabile per chi si è trovata/o costretta/o a giocarsi la vita per attraversare frontiere; più in generale, la finalità dei CPR è rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità.
Attualmente sono 5 i CPR aperti in Italia: Bari, Brindisi, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (PZ) e Torino. In alcune città dove si intende aprire un CPR – come Montichiari (BS) e Modena – le persone migranti e native stanno creando reti di opposizione e mobilitazioni sul territorio per impedirne l’apertura.
In FVG, il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di ben più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia (qui: https://bit.ly/2KhwBN7). Tuttavia la scelta di dove aprire il primo è per ora ricaduta su Gradisca d’Isonzo, dove c’è un ex CIE oggi parzialmente utilizzato come CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati). Il CPT/CIE di Gradisca, noto per essere tra i più terribili, era stato aperto nel 2006 e chiuso nel 2013 grazie alle rivolte portate avanti dai migranti rinchiusi al suo interno.
In queste ultime settimane sono iniziati trasferimenti di persone dal CARA di Gradisca di Isonzo e sono parzialmente cominciati i lavori per adibire la struttura a CPR. Il cantiere è stato direttamente affidato, per un importo pari a 2.750.000.000 euro, al 1° Reparto del Genio dell’Aeronautica Militare, saltando i tempi delle gare d’appalto ed enfatizzando la retorica emergenziale e la pratica di guerra al migrante (vedi qui: https://bit.ly/2LJJkgX).
La gestione dell’attuale CARA da parte della cooperativa Minerva, nota per i subdoli mal-trattamenti riservati dai suoi operatori ai richiedenti asilo (LINK VIDEO), scadranno a fine 2018. Gli accordi attuali tra Comune di Gradisca e Regione sono che a quel punto verrà chiuso il CARA ed aperto il CPR ad inizio 2019.
Ci opponiamo e ci opporremo totalmente alla creazione e all’apertura di un CPR  e sappiamo che unendoci, organizzandoci e coordinandoci tra tutte/i le antirazziste/i e le/i solidali della regione possiamo bloccarne l’apertura. Per questo dopo due partecipati incontri in-formativi organizzati a Trieste contro il CPR lanciamo ora due ulteriori appuntamenti in preparazione di una prima manifestazione regionale. Invitiamo inoltre tutte le realtà e le persone antirazziste in regione ad agire nelle varie città in questo senso.

MARTEDÌ 21 AGOSTO h.19:00: Assemblea informativa e dibattito aperto su come opporci al progetto CPR. C/O Bivacco in Piazza Goldoni.

SABATO 8 SETTEMBRE:
– h. 17:00: PRESIDIO CONTRO L’APERTURA DEL CPR IN PIAZZA UNITÀ D’ITALIA (TRIESTE).
– H. 20:00: ASSEMBLEA REGIONALE PER COORDINARE ATTIVITÀ NELLE VARIE CITTÀ IN PREPARAZIONE DI UNA PRIMA MANIFESTAZIONE A GRADISCA  CONTRO L’APERTURA DEL CPR.
— portati dove sederti ! —

Coordinamento No CPR e no Frontiere

08/08 – LETTURA DI ALCUNI PASSI DI “CIE e complicità delle organizzazioni umanitarie” di Davide Cadeddu + DIBATTITO ORGANIZZATIVO

LETTURA DI ALCUNI PASSI DI “CIE e complicità delle organizzazioni umanitarie” di Davide Cadeddu e  DIBATTITO – ORGANIZZAZIONE DI MOBILITAZIONI REGIONALI CONTRO L’APERTURA DI UN CPR.

I CPR – come già i CIE e i CPT – imprigionano le persone per il solo
fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Chi viene rinchiuso in un CPR si trova in uno stato di detenzione, privata/o della libertà personale e sottoposta/o a un regime di coercizione e subisce giornalmente vari tipi di soprusi da parte dei dipendenti delle
cooperative e delle imprese che gestiscono e speculano sui CPR. La finalità della reclusione nei CPR è formalmente il rimpatrio, opzione inaccettabile per chi si è trovata/o costretta/o a giocarsi la vita per attraversare frontiere; più in generale, la finalità dei CPR è
rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in
una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e
sfruttabilità: a questo si aggiunge la volontà dello Stato di
legittimarsi come “protettore” dei cittadini italiani dalla “minaccia
della criminalità straniera”.

Nell’ultima settimana, sono iniziati trasferimenti di persone dal CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati) di Gradisca di Isonzo, ex-CIE chiuso nel 2013 grazie alle rivolte dei migranti rinchiusi al suo interno. L’obiettivo è quello di iniziare entro fine agosto i lavori di trasformazione della struttura in CPR,
perfezionando i dispositivi di controllo e segregazione, per aprire un
CPR a Gradisca a inizio 2019. Il cantiere sarà direttamente assegnato al Genio militare, saltando così i tempi delle gare d’appalto a imprese private ed enfatizzando la retorica emergenziale e la pratica di guerra al migrante che sta scandendo la continua campagna elettorale di chi è al potere (vedi qui: https://bit.ly/2LJJkgX). Come discusso nel precedente incontro in-formativo, in FVG il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia (qui: https://bit.ly/2KhwBN7). Le attuali direttive statali sono di aprire un CPR per regione (decreto Minniti-Orlando del 2017), però tra le proposte del ministro Salvini per il Decreto sicurezza che sarà discusso a settembre c’è quella di aumentarne la capienza e il numero.

Ci opponiamo totalmente all’apertura di un CPR in regione e sappiamo che unendoci, organizzandoci e coordinandoci tra tutte/i le antirazziste/i e le/i solidali della regione possiamo impedirne
l’apertura. Per questo lanciamo un secondo incontro in-formativo e
organizzativo e invitiamo a una partecipazione massiccia.

Proponiamo la lettura collettiva di alcuni passi di “CIE e complicità
delle organizzazioni umanitarie” di Davide Cadeddu (Sensibili alle
foglie 2013) e a seguire dibattito-organizzazione di una prima
mobilitazione regionale contro l’apertura del CPR.

20/07 -Proiezione di “Ogni anima muore / Elegia per Majid” + dibattito

Proiezione di “Ogni anima muore / Elegia per Majid” di Ottavia Salvador e dibattito venerdì 20 luglio, alle 18:30, al c.a. Germinal (via del Bosco 52/A, Trieste) con la partecipazione della regista.
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Il decreto Minniti-Orlando (https://bit.ly/2mbNZsQ) sulla protezione internazionale e l’immigrazione – approvato col meccanismo della fiducia nell’aprile 2017 – prevede, tra le altre cose, l’estensione della rete dei centri di detenzione di migranti “irregolari”. I Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) sostituiscono i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), aumentand

one il numero: l’obiettivo della legge è la creazione di 20 CPR (uno per regione), per un totale di 1.600 posti.

Attualmente sono 5 i CPR aperti in Italia: Bari, Brindisi, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (PZ) e Torino. In alcune città dove si intende aprire un CPR – come Montichiari (BS) e Modena – le persone migranti e native hanno creato reti di opposizione e mobilitazioni sul territorio per impedirne l’apertura. In FVG, il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia. Tuttavia, è probabile che la scelta sia ricaduta su Gradisca d’Isonzo, dove c’è un ex CIE ora parzialmente utilizzato come CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati). Il CPT/CIE di Gradisca era stato aperto nel 2006 nonostante il lungo lavoro di opposizione portato avanti precedentemente, era stato chiuso nel 2013 grazie alle rivolte portate avanti dai migranti rinchius

i al suo interno.

I CPR – come già i CIE e i CPT – sottopongono a regime di privazione della libertà per il solo fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Chi viene rinchiuso nei CPR si trova in uno stato di detenzione, privata/o della libertà personale e sottoposta/o ad un regime di coercizione, subendo giornalmente vari tipi di soprusi da parte dei dipendenti delle cooperative e delle

imprese che gestiscono e speculano sui CPR.
La finalità della reclusione nei CPR è formalmente il rimpatrio, opzione inaccettabile per chi si è trovata/o costretta/o a giocarsi la vita per attraversare frontiere; più in generale, la finalità dei CPR è rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità. Per questo ci vogliamo opporre all’apertura di un CPR in maniera totale e speriamo che la lotta contro la sua apertura coinvolga tutte e tutti le antirazziste e i solidali della regione.

Lanciamo quindi un primo incontro in-formativo sul progetto di apertura di un CPR in FVG che verrà seguito da altri. Proponiamo la proiezione del documentario “Ogni anima muore” (30′) di Ottavia Salvador, con la presenza della regista: “Ogni anima muore” racconta la storia di Majid El Kodra, morto per un trauma cranico riportato – si dice – saltando da un tetto dell’ex CIE di Gradisca, la notte del 13 agosto 2013.

Cie/Cpt/Cpr MAI PIÙ!

Il decreto Minniti-Orlando sulla protezione internazionale e l’immigrazione (2017) prevede, tra le altre cose, l’estensione della rete dei centri di detenzione di migranti “irregolari”. I Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) sostituiscono i CIE (Centri di identificazione ed espulsione), aumentandone il numero: l’obiettivo della legge è la creazione di 20 CPR (uno per regione), per un totale di 1.600 posti.
I CPR – come già i CIE e i CPT – sottopongono a regime di privazione della libertà per il solo fatto di non possedere un permesso di soggiorno. Chi viene rinchiuso nei CPR si trova in uno stato di detenzione, privata/o della libertà personale e sottoposta/o ad un regime di coercizione, subendo giornalmente vari tipi di soprusi da parte dei dipendenti delle cooperative e delle imprese che gestiscono e speculano sui CPR.
La finalità della reclusione nei CPR è formalmente il rimpatrio, opzione inaccettabile per chi si è trovata/o costretta/o a giocarsi la vita per attraversare frontiere; più in generale, la finalità dei CPR è rafforzare il mantenimento di tutta la comunità di non cittadine/i in una condizione di inferiorità legale, terrore, ricattabilità e sfruttabilità.
Attualmente sono 5 i CPR aperti in Italia: Bari, Brindisi, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (PZ) e Torino. In alcune città dove si intende aprire un CPR – come Montichiari (BS) e Modena – le persone migranti e native stanno creando reti di opposizione e mobilitazioni sul territorio per impedirne l’apertura.
In FVG, il presidente Fedriga ha dato la disponibilità all’apertura di ben più di un CPR, accogliendo il sostegno dei sindaci di Trieste, Udine e Gorizia. Tuttavia la scelta di dove aprire il primo è per ora ricaduta su Gradisca d’Isonzo, dove c’è un ex CIE oggi parzialmente utilizzato come CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati). Il CPT/CIE di Gradisca, noto per essere tra i più terribili, era stato aperto nel 2006 e chiuso nel 2013 grazie alle rivolte portate avanti dai migranti rinchiusi al suo interno.
In queste ultime settimane sono iniziati trasferimenti di persone dal CARA di Gradisca di Isonzo e sono parzialmente cominciati i lavori per adibire la struttura a CPR. Il cantiere è stato direttamente affidato, per un importo pari a 2.750.000.000 euro, al 1° Reparto del Genio dell’Aeronautica Militare, saltando i tempi delle gare d’appalto ed enfatizzando la retorica emergenziale e la pratica di guerra
al migrante. La gestione dell’attuale CARA da parte della cooperativa Minerva, nota per i subdoli mal-trattamenti riservati dai suoi operatori ai richiedenti asilo, scadranno a fine 2018. Gli accordi attuali tra Comune di Gradisca e Regione sono che a quel punto verrà chiuso il CARA ed aperto il CPR ad inizio 2019.
Ci opponiamo e ci opporremo totalmente alla creazione e all’apertura di un CPR e sappiamo che unendoci, organizzandoci e coordinandoci tra tutte/i le antirazziste/i e le/i solidali della regione possiamo bloccarne l’apertura. Per questo dopo due partecipati incontri in-formativi organizzati a Trieste contro il CPR lanciamo ora due ulteriori appuntamenti in preparazione di una prima manifestazione regionale. Invitiamo inoltre tutte le realtà e le persone antirazziste in regione ad agire nelle varie città in questo senso.