Che cadano,pezzo dopo pezzo, le mura della reclusione e le strutture coloniali del razzismo di stato
Domenica 6 settembre ritorniamo davanti al CPR di Gradisca d’Isonzo per portare la nostra solidarietà a chi, là dentro, è rinchiuso e torturato, nel silenzio di media e comunicati ufficiali.
Nonostante l’attenzione morbosa dedicata alle cronachette quotidiane, alle baruffe e ai piccoli espedienti di chi in strada prova a sopravvivere, quasi nessuna voce pare, infatti, levarsi per denunciare i luoghi di sistematica violenza e sopraffazione.
A Gradisca, vi è uno di questi luoghi, ed è governato dallo stato italiano.
Un luogo di botte, minacce e ricatti.
Un luogo di psicofarmaci somministrati a forza, per ammansire i reclusi, nascosti nel cibo avariato e nelle bottigliette d’acqua.
Un luogo di torture orchestrate e di soprusi continui, al di fuori di qualunque “garanzia” dello “stato di diritto”, così da costringere le vittime delle retate di stato ad accettare la deportazione volontaria: soffrire e morire altrove, fra qualche tempo, per non soffrire e morire ora, in questo inferno.
Un luogo non così difficile da attraversare, se ciò che si ha in tasca non è molto più che un permesso di soggiorno per motivi lavorativi e il lavoro lo si perde o lo si abbandona, per tentare di sfuggire allo sfruttamento e alla violenza di altri luoghi ancora.
Mentre a Bologna i sicari di stato lanciano un monito chiaro ammazzando Fakir e mentre a Ceuta gli imperialismi regionali utilizzano gli esseri umani come strumento di pressione reciproca – al prezzo di decine di morti innocenti – le galere amministrative chiamate CPR appaiono sempre più un nodo strategico della catena razzista di ristrutturazione della società, da parte di governo e padronato.
Legittimare le peggiori retoriche deportative nella “opinione pubblica”, alimentare la condizione di ricattabilità di massa delle persone straniere, finanziare enormemente i centri – dentro e fuori i confini europei – dove tutto, contro i reclusi, è consentito: ecco ciò che accade proprio ora, attorno a noi.
A Gradisca come altrove, decine di persone, tuttavia, continuano a resistere e a lottare. Per le proprie esistenze e per abbattere, ancora una volta, quelle mura.
Domenica 6 settembre, ritorniamo davanti al CPR per portare la nostra vicinanza a quelle lotte, per amplificarne le voci e le testimonianze.
Contro lo stato razzista e le sue galere.
Per la libertà da ogni sfruttamento e oppressione.
Con la Palestina nel cuore.
Fuoco ai CPR!