19 marzo, ore 18:00
Via del Bosco 12/C, Trieste
Serata di discussione con una compagna in collegamento dagli USA
Gli attacchi degli USA e “Israele” all’Iran, ci riguardano. Siamo consci che non saranno i tiranni di due paesi che si dichiarano democratici (qualunque cosa significhi in questo momento storico) a portare beneficio alla popolazione iraniana. Il beneficio è solo per un’élite di razzisti, islamofobi portatori di guerra.
La programmazione di questa iniziativa avveniva prima di questi ultimi avvenimenti, però riteniamo importante rimanere calati nel presente, non perché dobbiamo rincorrere l’hype seguendo l’ultimo argomento di tendenza per costruire la nostra lotta. Ma perché quello a cui assistiamo ricade sulle nostre vite e sulle vite di chi ci è accanto. Cercando di analizzare e rispondere a quello che ci accade attorno, dal globale al quartiere, con lente e sguardo antirazzista e decoloniale, o almeno ci proviamo.
Come ci scrivono lx nostrx compagnx oltreoceano negli Stati Uniti la seconda amministrazione Trump rappresenta a tutti gli effetti un esperimento autoritario. Uno dei tanti obiettivi di regime individuati è quello di concentrare risorse nelle agenzie federali più leali come l’Immigration and Custom Enforcement (ICE) e di conseguenza instillare paura nelle comunità prese di mira e negli avversari politici.
La paura e la violenza che l’ICE si porta dietro non ha fermato le persone, anzi è essa è stata bloccata e cacciata. L’abbiamo visto questa estate, lo scorso giugno 2025. Ricordiamo con gioia e godimento le macchine della silicon valley bruciate e vandalizzate a Los Angeles e le barricate a Minneapolis.
Questo inverno le città di Minneapolis e Saint Paul (le Twin Cities) hanno visto un’occupazione da parte dell’ICE senza precedenti, sia per la durata sia per il numero di mercenari armati (fino a 2000). Portando, a gennaio, alla morte di due compagni: Renee Good uccisa a soli sei isolati da dove è stato ucciso George Floyd nel 2020 e Alex Pretti il giorno dopo uno sciopero che ha coinvolto oltre 100.000 lavoratori delle Twin Cities.
Questo utilizzo e spettacolarizzazione della forza da parte del governo federale è anche in risposta alle rivolte contro le deportazioni da parte dell’ICE. Minneapolis ha infatti visto un’intera città e interi quartieri mobilitati, dalla costruzione di barricate a gruppi di pronto intervento e di reti di risposta rapida.
Di fronte alle continue deportazioni da parte dello Stato italiano, alle retate della polizia nelle città, alle possibili nuove aperture di CPR e soprattutto al nuovo “patto europeo sulla migrazione e l’asilo” guardiamo agli Stati Uniti con preoccupazione. Consapevolx del fatto che l’ICE è già qui e si chiama Frontex e stato razzista: le deportazioni da CPR e questure non si sono mai fermate.
Guardiamo invece con entusiasmo e interesse le lotte di resistenza e rivolta organizzata in modo orizzontale e dal basso. Dove al centro c’è un’etica di difesa partecipativa della comunità. Ne parleremo con una compagna che vive a quelle latitudini, che ci racconterà e ci aiuterà a leggere le lotte di Minneapolis, nell’ottica di trovare spunti di riflessione per rispondere a ciò che sta accadendo alle nostre latitudini.
Come scrivono lx compagnx: “Forse non saremo in grado di convincere tutti, ma ponendo al centro un’etica di difesa partecipativa della comunità, potremo procedere con mente lucida, cuore forte e la consapevolezza che nulla di ciò che potranno scagliarci contro sarà più forte dello spirito di chi ha scelto, contro ogni previsione, di resistere.”
Vieni ed organizziamoci!
“La vera liberazione può venire solo attraverso la solidarietà tra i movimenti dal basso.”